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RivoluziONE
A un avversario, tolleranza.
Non ci sono altre strade, smettiamo subito di lamentarci per quello che non và al di fuori di noi: quanto più ci soffermiamo su ciò che non vogliamo, più otteniamo esattamente questo. Focalizzando l’attenzione su ciò che vogliamo, invece, lo attrarremo a noi.
Il mio messaggio è di una rivoluzione di UNO, una rivoluzione nel modo in cui ognuno di noi guarda il mondo, ci riferiamo a coloro che ci circondano, il modo in cui ci colleghiamo con la nostra comunità, il modo stesso in cui viviamo le nostre vite.
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sono Stato…anche io!!!
Sono STATO….anche io!!!
“NOI PENSIAMO CHE IL PRIVILEGIO VADA COMBATTUTO E DISTRUTTO OVUNQUE SI ANNIDI,
CHE I POVERI, GLI EMARGINATI, GLI SVANTAGGIATI , VADANO DIFESI, E GLI VADA DATA
VOCE E POSSIBILITA’ CONCRETA DI CONTARE NELLE DECISIONI E DI CAMBIARE LE
PROPRIE CONDIZIONI, CHE CERTI BISOGNI UMANI VADANO PREMIATI, CHE LA
PARTECIPAZIONE DI OGNI CITTADINO ALLA COSA PUBBLICA DEBBA ESSERE ASSICURATA”.
ENRICO BERLINGUER
Sostengo Fabianna sorridendo e includendomi alla sua (auto)ironia e
rassicurato dalla decisione di rendere pubblica la lettera di proposizione, da
parte di una persona che stimo per l’ onestà morale, la competenza politica e
la coerenza intellettuale.
Sono rassicurato perché come Italiano da tempo osservo disorientato e
preoccupato il panorama politico del nostro Paese e penso che ci sia bisogno di
persone con una grande forza interiore scevra da interessi personali per
contrastare questo dilagare di avidità e degrado, e per sapersi muovere in un
terreno insidioso com’è la politica
Conosco da tempo Fabianna e l’ho sempre vista impegnata, anzi, “al servizio”,
sia nel suo privato che attraverso l’associazionismo, di un’opera di
trasformazione sociale indirizzata alla valorizzazione del bisogno di identità
che si fonda sull’individuo come fulcro di un contesto collettivo da
costruire insieme. Per questo trovo rassicurante fidarmi e troverei consolante
affidarmi come cittadino a una persona che è dotata di una spontanea e non
costruita capacità di fare politica in modo serio, sobrio, sincero; riuscendo a
condividere le domande, le preoccupazioni, le speranze di tutti e di lottare
per dei fini necessari e comuni, indispensabili per tutti noi
Considero un atto liberatorio, poter scegliere davvero da chi farsi
rappresentare e vedersi tutelati da chi saprebbe mettersi al servizio di un’
esigenza di diritto pluralistico dei cittadini, da chi con volontà saprebbe
fare un uso equilibrato del potere affidatogli e renderebbe concretamente
praticabile uno sforzo di innovazione.
Penso che in questo particolare momento storico molte persone siano
terribilmente rassegnate all’impossibilità di una vera rimozione dei molteplici
ostacoli sociali ed economici che ci soffocano, delle intollerabili
emarginazioni e alla lesione dei diritti e libertà fondamentali. Per questo
abbiamo bisogno di persone davvero capaci di un contributo importante, persone
libere dall’ansia di scorciatoie comunicative, che sappiano rendere applicabili
istanze normative, prospettive , riaffermazione dei principi fondanti, prassi
quotidiane.
Persone capaci di cogliere e mettere in pratica il bisogno di un profondo
cambiamento.
Persone con l’orgoglio di essere italiani al di là delle appartenenze e
degli schieramenti politici, persone con un orgoglio inossidabile che vale al
di là di ogni tempo e senza essere ostaggio di un presente pesantemente
condizionato dal declino di una casta.
Con profonda stima e affetto, ti sono accanto Fabianna.
Gabriele Dario Belli
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Brividi d’estate
Sarebbero piacevoli se si trattasse di un venticello di buonsenso e onestà morale. Ma purtoppo si tratta invece di continuare a confrontarsi con la miseria umana e intellettuale di certi, purtoppo noti, personaggi. Vi invito quindi a leggere e commentare il post dal blog dell’amica Fabianna Tozzi che con il suo lucido pensiero ha espresso perfettamente la nostra indignazione.
“MARRAZZO, ADINOLFI E GLI INCUBI DI MEZZ’ ESTATE” http://www.fabiannatozzi.it/?p=282
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I referendum chiudono un epoca.
Riporto integralmente l’articolo di Antonio Gibelli, docente di Storia contemporanea all’Università di Genova, apparso ieri sul Corriere della Sera. Perché non c’è bisogno di aggiungere altro alla correttezza di un certo tipo di pensiero e parole . Basta divulgare.
“Le ripetute sconfitte di Berlusconi vengono oggi invocate da qualcuno a dimostrazione che il teorema della sua onnipotenza era sbagliato alla radice, così come il quello del primato elettorale assicurato dal predominio televisivo. Dunque, tacciano i profeti di sventura, i demonizzatori, i predicatori dell’anomalia, gli allarmisti, i teorizzatori del “regime”. A partire dal mio didascalico libricino “Berlusconi passato alla Storia” mi è accaduto spesso in Italia e all’estero di dover affrontare quest’argomento. La questione si ripropone all’indomani del più largo gesto di dissenso manifestato contro il governo e contro il suo leader nei referendum, evento che fa parlare molto alla fine di un epoca. Come poteva essere un regime quello che finisce con un pronunciamento di massa degli italiani, senza drammi né traumi, senza l’aviazione che bombarda la folla come in Siria e in Libia?
La cosa non è così semplice. A parte il fatto che questa fine non è ancora arrivata, e ancora non sappiano per quali vie, lineari o tortuose, l’uomo che ha occupato il potere per tanto tempo in maniera tanto perentoria e pervasiva, si deciderà a uscire di scena, occorre distinguere tra il progetto e il grado di successo che esso ha incontrato. Indipendentemente dal consenso che ha saputo mobilitare, dal contesto che lo ha favorito negli anni Novanta, dagli elementi innovativi che ha introdotto nelle tecniche e nei linguaggi della politica, quello di Berlusconi – oggi possiamo dirlo con nettezza – è stato il più grande tentativo mai compiuto nel dopoguerra e forse nella storia politica italiana, di asservire a una logica privata gli interessi della collettività.
Potremmo dire, con una formula provocatoria, che egli ha cercato di comprarsi la Repubblica Italiana.
L’uso dei mezzi di comunicazione, il potere del denaro, la plasmazione della legislazione a fini di interesse privato (le cosidette leggi ad personam) hanno seguito questa logica. L’immenso amor proprio del leader si è espanso fino a produrre l’utopia di poter manovrare gli ingranaggi dello stato, persino quelli della politica estera, in questa chiave personale molti italiani hanno ammirato in lui precisamente ciò che altri aborrivano, ossia la tendenza a porsi al di sopra della cosa pubblica, a trasformarla in cosa privata, a violare le leggi del protocollo, a spostare a casa sua le sedi del potere: lui se lo può permettere.
Questo era il disegno e questo è, a me pare, seppur molto semplificato, il profilo di un epoca. Che poi esso non sia riuscito, o non completamente, è un altro discorso. E qui entra in gioco la parte positiva dell’invito a non esagerare.
Per quanto sottoposta al rullo compressore di queste strategie, sostenute da un immenso potere economico e mediatico, la società italiana non è stata spianata. Certo, ha dato segni prolungati di assenso, di acquiescenza. Ma non si è interamente appiattita, non si è polverizzata nella passività. Con buona pace di coloro che si sono strappate le vesti contro i demonizzatori di Berlusconi, e malgrado la debolezza e gli errori dell’opposizione ufficiale, ha espresso dal suo interno forme di dissenso, di resistenza, di rifiuto, organizzate e spontanee, capillari, di rete. Non ha lasciato trionfare completamente il conformismo.
Sono state le donne, le nuove generazioni, il popolo viola, il popolo del web, inclusi i seguaci di Grillo da cui si può dissentire ma cui non si può negare di aver dato voce a uno stuolo di giovani che criticano in modo autentico e convinto la vecchia politica senza essere qualunquisti. Che a differenza dei qualunquisti storici vogliono informarsi e impegnarsi.
È qui il motivo della speranza: la malattia è stata grave, ma gli anticorpi sono stati sufficienti a fermarla, forse anche a guarirla.
Ora questa resistenza si è coagulata. Sembra anzi essere divenuta, quasi all’improvviso, forza propulsiva, capace di interpretare il bisogno diffuso di una buona politica, il senso ritrovato del bene comune, al stanchezza di un discorso pubblico dominato dall’antinomia dell’amore e dell’odio. Sociologi e politologi non l’avevano prevista. Né maggioranza né opposizione l’avevano intravista, anche se quest’ultima almeno ci sperava. La vecchia talpa ha scavato, come sempre, prima di uscire allo scoperto. E la storia ha rivelato, una volta di più la sua imprevedibilità. Essa si occupa di eventi, ossia di qualcosa che non si può interamente prevedere prima che accada, anche se si può ragionevolmente spiegare alla luce delle premesse quando è accaduta. Uno studioso francese, Christoph Mileschi, ha espresso un giudizio improntato al supremo scetticismo: l’Italia non è la repubblica delle banane, ma una democrazia forse più avanti di tutte le altre democrazie occidentali nel cammino verso un mondo nel quale apertamente, senza schemi né pudori, il denaro sia legittimato a governare direttamente la cosa pubblica, gli affari stiano davanti a tutto, i giochi da circo della televisione e del calcio distraggano le masse dalle loro catene, anzi hanno addirittura la forza di fargliele amare.
I risultati del referendum, benché non bastino per dirci dove finirà questa storia, sembrano smentirlo: ed è quello che lui stesso si augura.”
E io con lui.
Gabriele
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La vita è bella (autoanalisi di un malessere comune)
I giorni di riposo dal lavoro (ponte del 2 giugno) fanno riflettere. E se ci si mette di mezzo anche un po’ di influenza e pioggia giocoforza si rimane a casa e si trova il momento perfetto per rimanere soli, guardarsi dentro e guardarsi intorno. Scopro così (non che non lo sapessi) che i malesseri altrui contaminano la lucidità e serenità di quegli altri che si fanno il mazzo per rimanere equilibrati e amorevolmente disponibili
Ho la fortuna di conoscere tantissima gente di ogni età e ceto sociale differente, ma una caratteristica che accomuna tutti è l’orribile moda-mania di lamentarsi a ogni costo. La falsa frase di circostanza: “come stai?” Bene grazie” è solo un modo spicciolo per non raccontare agli altri le proprie depressioni e i propri mali,perché realmente nessuno è soddisfatto della propria vita. Chi è solo vorrebbe fidanzarsi, chi è fidanzato vorrebbe lasciarsi (ma è sette anni che siamo insieme, come faccio?), chi è sposato vorrebbe separarsi (ma ci sono i bambini; ma abbiamo appena finito di pagare la casa….), chi lavora è sempre stanco, chi non lavora è stanco di cercare lavoro, chi vive con i genitori vorrebbe andarsene, chi vive solo porta le camicie a mamma. Ecco che negli ultimi anni questa società ha prodotto nuove categorie di persone: i singles, gli amanti, le mantenute, i separati in casa, i divorziati, i papà a tempo pieno, ecc…. milioni di persone insoddisfatte, che girano liberamente a duplicare i loro stati d’animo agli altri, compiacendosi quando incontrano uno della loro stessa categoria.
Sento gente di trent’anni che parla di “rassegnazione” e che inserisce “oramai” ogni due parole; vedo gente che và dallo psicologo per anni e peggio ancora si affida a cartomanti; gente che si affida alle chat line nella speranza di conoscere qualcuno, gente che ogni fine settimana si deve stordire con additivi per non pensare alla vita insignificante che fa. Tutto questo perché oggi si è perso il vero valore delle cose, se dici “ti voglio bene a qualcuno” subito pensano male, “ti amo” si può dire solo al partner. Non si fa più nulla per nulla, tutto è calcolato al centesimo, ogni essere umano vale una tariffa telefonica a seconda dell’interesse: se non mi servi, non ti chiamo, se mi interessi poco ti mando un messaggino da 10centesmi più iva, se mi interessi molto ti chiamo anche a mezzanotte, anche se pago tanto, se mi interessi un pochino ti chiamo dal lavoro.
Tutto è calcolato, e penso: che mondo di idioti. Chi fa questi calcoli non capisce che un sorriso, una carezza, una frase carina detta con affetto, non hanno prezzo (nel senso che non bisogna pagare) e non vuol dire aspettarsi, maliziosamente, qualcosa in più.
E (visto che mi fermano per strada per dirmelo), che tristezza quando penso alle milioni di persone che hanno mandato sms per indicare chi dovesse uscire dalla casa del Grande Fratello, invece di chiamare un amico, un conoscente e dirgli: grande amico, esci da casa e stiamo un po’ insieme… Io pure sono un calcolatore, esco con il mio cane, solo perché mi dà gioia di vivere, mi guarda con i suoi occhioni profondi e gli posso dire “ti voglio bene” e persino “ti amo” senza problemi.
Provocatoriamenete vostro. Gabriele.
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Lotte civili: Corona Star’s a favore della libertà.
Mentre si parla di sviluppo e necessità di cambiamento, quel che riguarda il tessuto sociale e politico italiano sembra prendere un’altra strada: quella della retrocessione. Se una campagna pubblicitaria a favore di un noto marchio di arredi per casa è stata in grado di mandare in subbuglio il Parlamento, così le parole del Presidente della Repubblica volte al rispetto ed alla necessità di integrazione razziale e sociale non sono bastate per impedire da parte della Commissione di Giustizia la bocciatura della legge contro l’omofobia presentata dalla deputata Paola Concia che ha per questo presentato le dimissioni. In un clima di tensione e critica spietata c’è chi, pienamente coinvolto dalla tensione politica e mancanza di tutela, esprime la propria personalità attraverso la presentazione di nulla di più scontato della propria identità di genere: umana. Gabriele Belli, noto per essere stato concorrente trans ad aver partecipato al “Grande Fratello”, e Fabianna Tozzi, presidente di “Trans Genere”, hanno prestato la loro fisicità per la campagna “Equality” a sostegno dell’uguaglianza sessuale tra generi. Una donna diventata uomo, quindi. Con un uomo diventato donna. Roba da far impallidire Giovannardi…
G: I cambiamenti intervengono quando le persone di buona volontà interpretano le esigenze di un’epoca ed in questo momento l’esigenza è quella di cambiare, di dare a tutti la possibilità di esprimersi al meglio. La tendenza attuale è quella a ghettizzarsi dicendo “siamo in crisi, non va bene nulla” quando è sempre possibile fare la differenza: cambiando. Il problema è che da anni a questa parte quello che viene detto dai giornali o ancora di più dalla televisione è legge: vero o non vero che sia nella realtà, di fatto lo diventa.
LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU: http://coronastars.leonardo.it/live/481-gabriele-belli-e-fabianna-tozzi-sono-i-testimonial-di-qequalityq-a-difesa-dellidentita-di-genere.html?hitcount=0
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LA NOSTRA IDENTITA’ DI GENERE UMANA
Orgoglioso di aver partecipato a questa Campagna di sensibilizzazione vorrei aggiungere qui una considerazione e un invito. La considerazione nasce dalla riflessione di stamane con un amico, sull’umanità e l’essere umano. L’umanità è solo un’astrazione e come parola nasconde un trucco sottile: non la si può toccare e quindi si possono continuare a odiare, a non capire gli esseri umani. Amando qualcosa di intangibile si può fare a meno di prendersi la responsabilità di amare e comprendere davvero le persone reali. In questo modalità malsana la gente ama oppure odia qualcosa che non esiste, e si abitua a guardare attraverso un’immagine che non include, che non rende interi. Di più, mi permetto di dire che è qualcosa che non rende unico e autentico l’individuo e gli insegna a rispettare se stesso e gli altri, ma solo ad accumulare conclusioni, opinioni, giudizi, valori senza entrare davvero in contatto con la verità.
L’invito è quello di utilizzare l’immagine pubblicata come uno specchio della vostra stessa vita.
Osservarla senza definirla, giustificarla o condannarla, così facendo, solo allora andrete oltre. E nel momento in cui riconoscerete la possibilità di andare oltre sentirete la coerenza e la relazione tra noi, sentirete l’energia dell’essere umano e l’intensità della passione per la vita.
http://www.repubblica.it/persone/2011/05/11/foto/la_nostra_identit_di_genere_umana-16104293/1/
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Imperfezioni e Riflessi(oni)
“Mi piace non soltanto essere amato, ma anche che mi si dica che sono amato; il regno del silenzio è già abbastanza vasto nell’oltretomba” G. Elliot
Certe parole non sono materia inerte, risuonano come verità e la verità penetra a fondo, molto più a fondo della traducibilità nella nostra mente. Queste parole meritano una considerazione sincera.
Ogni relazione, sia essa superficiale o intima, contiene informazioni su come stiamo crescendo e….guarendo. Includendo gli altri dentro noi stessi, come riflessi di noi stessi, sperimentiamo e controlliamo qualcosa che non ci permettiamo di esprimere in prima persona, sarà perché amare se stessi è piacevole, ma…. incompleto. Meglio dunque entrare in questo mondo di ambivalenza anche se c’è conflitto, dove sperimentiamo legami altamente imperfetti e dove si è compagni e nemici. Eppure, se la sentiamo, la sofferenza dell’altro è nostra, anche se la rifiutiamo. Per questo all’inizio tutto è meraviglioso, ma appena ci si stabilizza qualcosa si deteriora: si è solo incapaci di trattenere quel bagliore di verità che aveva unito le nostre emozioni e lo si è inghiottito con tutta la nostra oscurità interiore.
Ci vuole un grande atto di onestà per affrontare la consapevolezza di quello che non potremo mai e poi mai aspettarci dal nostro partner e negoziare un modello di sintonia basato sulla versione personale di ciascuno.
Poche storie, le aspettative perdute sono necessarie, e essere sanati o essere feriti è una scelta di identità.
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Ricordi dal futuro
Stamattina ho riaperto dopo cinque anni il primo libro che mi ha aiutato a cambiare la mia vita: cercavo un riferimento bibliografico….ho trovato un foglietto scritto di corsa, quasi illeggibile. Non so se l’ho scritto io, non ne ricordo la fonte, di certamente mio c’è, in fondo ad esso, una promessa a me stesso. Sorridendo, so che l’ho mantenuta.
Questo è il testo:
“Chi è spinto dalla paura non fà mai scelte che esprimono i propri sentimenti, ma solo quelle che lo fanno sentire semplicemente meno spaventato e più tranquillo; ho sempre voluto tenere tutto sotto controllo. In ogni persona, in ogni figura vedo qualcosa di magnifico, di magico che và liberato. Io che sono la persona più in gabbia del mondo, vorrei andare in giro a liberare la gente. Penso che il destino và sfidato con una scelta folle, con un sentimento d’Amore, con un atto di coraggio o semplicemente con un gesto poetico: io lo sfido perchè voglio diventare più bello. La bellezza non è altro che la promessa che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono.”
L’ho riletto più volte per cercare di ricordare il momento in cui è stato scritto, ma niente. Allora ho capito: il presente è dove avvengono i momenti importanti della nostra vita, il presente ci rivela il sapore delle nostre scelte.
Per questo ho scelto un titolo apparentemente assurdo per questo post: perchè il futuro deve entrare in noi molto prima che accada. Perchè non bisogna accontentarsi di niente di meno di quello che si vuole veramente.
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UN POSTO E’ LONTANO SOLO PRIMA DI ARRIVARE
E’ da qualche giorno che non scrivo, ed essendo sempre poco presente sulle varie piattaforme virtuali (perdonatemi!), qualcuno avrà pensato che neanche con il blog sono riuscito a assicurare un impegno di continuità e presenza. E invece no. Ci sono, eccome se ci sono. Non sono molto presente su Facebook, chiedo venia a tutti quelli che mi scrivono, ma l’invito è quello di contattarmi tramite la mail personale, e, altresì, sono ben felice di ospitarvi e rispondere su questo spazio.
Ho deciso di dedicarmi “diligentemente” all’organizzazione dei miei Corsi Motivazionali e partire a brevissimo con il primo Seminario.
Quando mi guardo indietro e osservo la vita che ho vissuto, mi accorgo che il mio destino aveva cominciato a spingermi in una direzione precisa fin da quando ero molto piccolo. Fin da bambino sapevo che nella mia vita avrei potuto realizzare i miei desideri e non avrei permesso a nessuno di farmi rinunciare ai miei progetti. Ho sempre sentito di avere in me un’anima infinita, e l’unica possibilità di ESSERE era sostenere la verità, anche contro le apparenze.
Anche voi potete compiere lo stesso tipo di scelta: possedere la consapevolezza di sé.
La consapevolezza è la vera chiave. Ciò che rende un protagonista diverso da una comparsa, non è la conoscenza del percorso che porta alla meta: è la consapevolezza di poterci arrivare. Per conquistare la vita che meritiamo dobbiamo essere capaci di lottare come dei cavalieri, dobbiamo praticare un taglio netto tra quelle che sono le nostre conoscenze e i nostri programmi e la nostra meta. Mi spiego meglio: non basta desiderare qualcosa e fantasticare su come raggiungerla, perché quando torniamo con i piedi per terra veniamo automaticamente respinti dal muro della paura. Dobbiamo stabilire chiaramente quello che vogliamo e avanzare con fiducia nella direzione dei nostri sogni, vivere ORA la vita che abbiamo immaginato. Solo in questo modo modificheremo le circostanze in cui siamo abituati a vivere e incontreremo un successo inatteso.
Certo, non è facile scoprire da un giorno all’altro che possiamo essere diversi. Più ci guardiamo intorno, più vediamo comparse, piuttosto che protagonisti; tuttavia comprendere i meccanismi della nostra mente e come il pensiero influenza la realtà ci rende liberi di scegliere. A presto quindi, Dal Reality alla Realtà.
Credetemi, la mancanza di soluzioni non esiste, parola di Self-Made Man.
“Quando vi accorgete che non c’è nulla che manchi, il mondo intero vi appartiene” Lao Tzu
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