La vita è bella (autoanalisi di un malessere comune)

I

Ho la fortuna di conoscere tantissima gente di ogni età e ceto sociale differente, ma una caratteristica che accomuna tutti è l’orribile moda-mania di lamentarsi a ogni costo. La falsa frase di circostanza: “come stai?” Bene grazie” è solo un modo spicciolo per non raccontare agli altri le proprie depressioni e i propri mali,perché realmente nessuno è soddisfatto della propria vita. Chi è solo vorrebbe fidanzarsi, chi è fidanzato vorrebbe lasciarsi (ma è sette anni che siamo insieme, come faccio?), chi è sposato vorrebbe separarsi (ma ci sono i bambini; ma abbiamo appena finito di pagare la casa….), chi lavora è sempre stanco, chi non lavora è stanco di cercare lavoro, chi vive con i genitori vorrebbe andarsene, chi vive solo porta le camicie a mamma. Ecco che negli ultimi anni questa società ha prodotto nuove categorie di persone: i singles, gli amanti, le mantenute, i separati in casa, i divorziati, i papà a tempo pieno, ecc…. milioni di persone insoddisfatte, che girano liberamente a duplicare i loro stati d’animo agli altri, compiacendosi quando incontrano uno della loro stessa categoria.

Sento gente di trent’anni che parla di “rassegnazione” e che inserisce “oramai” ogni due parole; vedo gente che và dallo psicologo per anni e peggio ancora si affida a cartomanti; gente che si affida alle chat line nella speranza di conoscere qualcuno, gente che ogni fine settimana si deve stordire con additivi per non pensare alla vita insignificante che fa. Tutto questo perché oggi si è perso il vero valore delle cose, se dici “ti voglio bene a qualcuno” subito pensano male, “ti amo” si può dire solo al partner. Non si fa più nulla per nulla, tutto è calcolato al centesimo, ogni essere umano vale una tariffa telefonica a seconda dell’interesse: se non mi servi, non ti chiamo, se mi interessi poco ti mando un messaggino da 10centesmi più iva, se mi interessi molto ti chiamo anche a mezzanotte, anche se pago tanto, se mi interessi un pochino ti chiamo dal lavoro.

Tutto è calcolato, e penso: che mondo di idioti. Chi fa questi calcoli non capisce che un sorriso, una carezza, una frase carina detta con affetto, non hanno prezzo (nel senso che non bisogna pagare) e non vuol dire aspettarsi, maliziosamente, qualcosa in più.

E (visto che mi fermano per strada per dirmelo), che tristezza quando penso alle milioni di persone che hanno mandato sms per indicare chi dovesse uscire dalla casa del Grande Fratello, invece di chiamare un amico, un conoscente e dirgli: grande amico, esci da casa e stiamo un po’ insieme… Io pure sono un calcolatore, esco con il mio cane, solo perché mi dà gioia di vivere, mi guarda con i suoi occhioni profondi e gli posso dire “ti voglio bene” e persino “ti amo” senza problemi.

Provocatoriamenete vostro. Gabriele.

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